Scuolagenitori's Blog

Un sito dei genitori per i genitori

Regalo di fine anno scolastico!! Per genitori ed insegnanti.

 Carissimi genitori, vi ringraziamo per aver condiviso con noi questa bellissima esperienza, appena conclusa, della Scuola Genitori 2011 a Piacenza!!

In attesa del prossimo ciclo di serate, vi auguriamo buone vacanze e nel salutarvi abbiamo pensato a un regalo per voi!!

Riteniamo fondamentale continuare a riflettere, interrogarsi, discutere dell’educazione dei propri figli, perché è la strategia più efficace per trovare il giusto equilibrio tra affetto e autonomia e crescere bambini e ragazzi vitali, responsabili e indipendenti. Vi offriamo quindi la possibilità di partecipare a uno dei corsi o dei seminari del Cpp con il 10% di sconto (basterà indicare che siete “amici della Scuola Genitori”). Il calendario completo quì : www.cppp.it

Vi suggeriamo inoltre una simpatica idea REGALO per gli insegnanti : L’abbonamento alla Rivista Psicopedagogica Conflitti! Un regalo originale ma serio,culturale ma pratico,personale ma per tutti, ricco ma sobrio!
 … il biglietto, te lo prepareremo noi! Scrivi a :  conflitti@cppp.it
Proprio il prossimo numero sarà dedicato a…come resistere sui banchi di scuola!

21/05/2011 Posted by | Libri e articoli, Scuola | , , , , , , , | Lascia un commento

L’uso, non l’abuso, della “rete” può aiutare i figli a crescere

” Fino a qualche anno fa l’adolescente non suscitava grande interesse sociale e culturale. Erano rari e piuttosto stereotipati i ritratti che giornali e scienziati sociali tentavano. E’ faticoso e rischioso fare un identikit di un adolescente ma ci sono le condizioni per poterlo fare, oggi, con maggiore attendibilità degli anni in cui il conflitto tra le generazioni era elevato; in questi ultimi anni il conflitto in famiglia si è placato e non si riferisce più alla sfera della sessualità, ma piuttosto è più rivolto al mondo della socialità. E quale strumento migliore di internet può creare questi momenti di contrasti? D’altronde è la prima volta nella storia che vi è un gap generazionale nel quale sono i ragazzi a saperne più di mamma e papà… la soluzione possibile? Essere curiosi e non lasciarsi spaventare da tutto ciò…”

Queste le parole di Gustavo Pietropolli Charmet, psicoterapeuta, direttore dell’Istituto dei codici affettivi Minotauro di Milano ed esperto di psicologia dell’adolescenza, durante la serata di chiusura della SCUOLA GENITORI 2011.

Anche degli HIKIKOMORI (ひきこもり o 引き篭り Hikikomori, letteralmente «stare in disparte, isolarsi», termine giapponese che si riferisce a coloro che hanno scelto di ritirarsi dalla vita sociale, spesso cercando livelli estremi di isolamento e confinamento a causa di vari fattori personali e sociali delle loro vite) abbiamo parlato, ecco un articolo di approfondimento tratto dalla RIVISTA CONFLITTI. Cliccate quì –>  Conflitti_problGiappone

Tutti i materiali sono disponibili gratuitamente sul nostro sito :

http://www.cppp.it/la_scuola_genitori.html

Tieniti aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter!! www.cppp.it

21/05/2011 Posted by | Libri e articoli | Lascia un commento

LA GRAMMATICA DEI CONFLITTI

 

INTRODUZIONE

 

Anni fa mi capitò di leggere un racconto umoristico di Stefano Benni, molto singolare. Parla di un uomo che vuole andare d’accordo con tutti, costi quel che costi! Lo scrittoresi diverte a seguire il protagonista nei suoi mille tentativi di sfuggire ai contrasti e alle complicazioni della vita sociale. Senza discordia tutto dovrebbe andar bene, ma la storia non ha lieto fine! Durante una rapina in banca il malcapitato decide di aiutare i delinquenti: ha notato un po’ di tensione fra loro e gli impiegati e vorrebbe che tutto filasse liscio. E così dà una mano a mettere via i soldi e, poveretto, finisce dritto in galera!

 

Fa ridere? Senz’altro. Ma è anche una metafora per nulla surreale di come il mito dell’armonia, quella nostalgia fusionale che inconsciamente ci riporta ai primi mesi della nostra vita, finisca irrimediabilmente per procurare ferite, danni, autolesionismo. Si sprecano risorse preziose per eludere i conflitti della vita come se fossero qualcosa che neanche ci appartiene. Con la violenza o con furbizie varie, cerchiamo di sfuggire a ciò che invece è necessario. «Non voglio litigare…», «Nessuno riuscirà a farmi litigare…», «Litigare non serve a nulla…», sono alcune delle frasi che ben conosciamo che nascono dalla convinzione che il conflitto sia equiparabile al dolore, alla sofferenza, o piuttosto all’ingiustizia, al sopruso, alla prepotenza. E intanto i conflitti aumentano: fra genitori e figli, sul lavoro, nella coppia, nelle convivenze sempre più interetniche, nella scuola. Ovunque la tensione cresce.

 

La società è sempre più orizzontale, l’autorità scarsamente riconosciuta, i presupposti perché facilmente sorgano diverbi e contrarietà sono ormai davvero tanti. Un ruolo importante lo gioca anche una certa permalosità, diffusa a vari livelli. Da un lato segnala la legittima esigenza di far rispettare il proprio spazio vitale, dall’altro evidenzia come senza un’adeguata un’alfabetizzazione relazionale sia sempre più difficile risolvere anche i più elementari problemi dello stare assieme. Qualche dato è confortante: nell’area occidentale del pianeta, compresa l’Italia, gli indici di violenza sono diminuiti. Ma si tratta della condizione minimale per la semplice tolleranza reciproca.

 

Il libro aiuta a «so-stare nel conflitto»: a gestire le difficoltà relazionali, piuttosto che a subirle e a sentirsene schiacciati. Permette di imparare a ridurre i conflitti inutili e a riconoscere e affrontare quelli necessari.

 Ecco i principi essenziali della grammatica dei conflitti: meglio provare a capire quello che sta succedendo, che cercare a tutti i costi la soluzione; meglio valutare se ce la puoi fare, che gettarsi a capofitto nella rissa, più o meno verbale. Si tratta di principi maieutici: nei conflitti le risorse che hai sono più efficaci dei consigli degli altri. Conoscere gli ingredienti e il modo più opportuno di cuocerli è meglio che seguire pedissequamente le ricette non nostre. Penso a questo libro come a uno strumento per acquisire competenze personali interiori e durature, per essere in grado non solo di conoscere in teoria ciò che serve ma anche di riuscire a metterlo in pratica.

Una grammatica per attuare una nuova alfabetizzazione relazionale, per raggiungere e superare nuove frontiere di apprendimento, di conoscenza di sé e degli altri.

Volete saperne di più? Il nuovo libro di Daniele Novara ti aiuterà a saperne di più sui conflitti, su una nuova visione di questi e su un nuovo modo di approccio. 

E se ti interessa una presentazione nella tua zona scrivi direttamente all’autore  [ daniele.novara@cppp.it ] specificando che sei un amico della Scuola (solo per voi un trattamento specialissimo!)

07/05/2011 Posted by | Libri e articoli | Lascia un commento

Più dialogo tra genitori meno discussioni con i figli – Auguri mamme!


  “Nella crescita dei bambini si alternano due codici: al materno subentra il paterno, all’accudimento,   l’avventura, all’abbraccio che protegge, la mano che accompagna. Questo però è possibile solo se fra i genitori    si crea un accordo implicito, che li porta a vivere il loro ruolo nella direzione di una progressiva responsabilizzazione dei figli piuttosto che come pura e semplice protezione.

  Non basta che il padre voglia fare il padre, occorre che questa esigenza sia condivisa dalla coppia dei genitori e che la madre stessa assuma una prospettiva più specificatamente orientata all’autonomia. Oggi condividere quest’ottica è difficile: è più facile che i genitori competano nell’accudire e nel compiacere i bambini, piuttosto che nel desiderare che facciano da soli, siano autonomi, diventino grandi.


Per crescere i bambini è necessario che i genitori dialoghino di educazione. Si dedica tempo alle più svariate e importanti cose, ma quasi mai a discutere dell’educazione dei propri figli, se non quando emergono problematiche che lasciano spiazzati. È invece proprio il confronto, il dialogo costante fra i genitori, anche se separati, a creare quel registro comune, quell’alleanza profonda che è davvero efficace. La sfida dei nostri giorni non è quella tra la figura patetica del padre peluche e quella anacronistica del padre autoritario; la vera sfida che i genitori devono affrontare ai nostri giorni sta nel dedicare del tempo a condividere un progetto educativo sui propri figli.” D. Novara

SCARICATE QUì I MATERIALI GRATUITI SULLA SERATA della Scuola Genitori DEDICATA AI LITIGI IN FAMIGLIA : http://www.cppp.it/la_scuola_genitori.html 

e quì di seguito potete trovare un lavoretto – crucipuzzle – da poter fare con i vostri bambini in occasione della Festa della Mamma!!

Cliccate quì –> Festa mamma CruciPuzzle 

07/05/2011 Posted by | Libri e articoli, Scuola | Lascia un commento

I genitori chiedono..gli esperti rispondono!!

DOMANDE

1.SONIA MARCHI : qualche giorno fa mio figlio Simone di 10 anni è andato in gita con la scuola ma si è scordato la macchina fotografica . Ora siamo in lotta perché i suoi due  compagni di classe che invece l’avevano portata gli hanno detto che pubblicheranno le foto su Facebook. Mi viene voglia di andare a parlare alle mamme di questi due amichetti.. cosa faccio? 

2. IOLANDA :  dal punto di vista dell’educazione il bambino di 3 anni che ha ancora l’amico immaginario è normale? Mio nipote a volte parla da solo e un po’ mi spaventa.

3.MARCO: Sono papà di una bellissima bimba di 5 mesi..è vero che quando è così piccola sono più importanti le coccole della mamma che quelle del padre?
mia moglie deve tornare a lavoro, ma io avendo un’attività posso stare a casa un pò di più..penso sia sempre meglio che stare con una babysitter.. no?grazie

4. JESSICA: Sono mamma di 2 bimbi molto vivaci e la grande, 3anni, è un po’  gelosa del fratellino di 1.  I capricci sono quindi all’ordine del giorno. Ultimamente litigano davvero molto. Come faccio a far sentire la bimba amata come prima?

5. ELEONORA V: Mio figlio di 6 anni, iniziate le elementari, vuole assolutamente iscriversi a lezioni di calcio, quasi tutti i suoi compagni di classe lo fanno. Eppure non è per niente portato, dopo qualche lezioni mi accorgo che questa cosa gli provoca solo frustrazione. Come convincerlo a provare un altro sport? O lo lascio continuare per la sua strada? 

6. JESSICA BARTA: ciao, ho una bambina di 7 anni che si diverte a scarabocchiare le pareti della mia casa. L’ho sgridata e messa in punizione più volte. Ora mi è venuta un’idea : e se le lasciassi carta libera su una parete della sua camera? Secondo voi vorrebbe dire assecondarla troppo?

05/04/2011 Posted by | Libri e articoli | Lascia un commento

Gli esperti rispondono alle vostre domande!!

 

Domanda numero 1

 Caro direttore,

sono una mamma di 44 anni ed ho due figli, uno di 15 anni e una bambina di 10 anni. Secondo lei la televisione – loro ne guardano abbastanza, ma non troppo – che ruolo ha nel dirigere le scelte di acquisto di questi ragazzi ma anche di noi genitori? Noto infatti, quando vado in giro con i miei figli, che loro si dirigono spesso verso prodotti che hanno visto in modo martellante in televisione. Ed io non so come dirgli di no. Come mi devo comportare?

Marina R.

Risposta di Paola Cosolo Marangon, consulente pedagogica

Gentile Signora Marina,molto spesso i genitori si sentono in qualche modo sotto scacco di fronte alla pervasività dei media. Come lei ricorda, il meccanismo pubblicitario è martellante,ripetitivo, spesso suadente e fortemente pervasivo. Sono elementi che creano una sorta di “lavaggio del cervello”. Di fatto, la pubblicità si insinua nella testa delle persone, perché l’importante per il pubblicitario è riuscire a generare l’idea di avere assoluto bisogno del prodotto che viene proposto. Creare questa necessità significa lavorare su meccanismi molto sottili: i ragazzi che “contano” devono assolutamente possedere determinate cose : dai capi d’abbigliamento agli oggetti personali, dal cellulare allo zainetto, dalle scarpette da ginnastica al lettore musicale. Ma anche sotto il profilo alimentare non andiamo troppo lontano. Più che pensare se un alimento piace, arriva alla mente l’input legato a chi ha promosso quello stesso alimento. Nasce così la figura del testimonial. Solo per fare un esempio, pensi al mondo dello sport: le eccellenze sportive italiane , dalla scherma al nuoto all’atletica leggera hanno come alimento comune una certa merendina. E non solo mangiano loro quella merendina, la fanno mangiare ai loro figli: questo è il massimo, con un colpo solo si catturano figli e genitori. Magari la merendina non è buona, ma se la mangia il mio eroe….

Che fare? Siccome non è pensabile oscurare le reti e impedire di guardare la pubblicità, sarà importante capirne i meccanismi e aiutare i figli a decodificarli mettendo regole chiare e sostenibili.

Sulla questione del non saper dire di no… beh, non dobbiamo cedere a tutte le richieste, ma valutare noi per primi se ciò che viene chiesto è importante per i nostri figli, oppure no. Mantenere questa linea, aiuta noi e loro nella nostra relazione educativa. I figli chiedono paletti e divieti, è un modo anche questo per testare la nostra “tenuta” di adulti educatori.

Domanda numero 2 

Caro direttore,

sono un papà di 52 anni. Mi sono sposato che avevo 36 anni ed ho un figlio di 15 anni che va a scuola, al liceo e che ha buoni voti. Io a casa ci sono poco, purtroppo, per il lavoro che mi porta in giro per l’Italia. Ma quando nei fine settimana sono a casa mi accorgo che lui passa troppe ore davanti al computer chiuso nella sua stanzetta. Come posso riaprire con lui quel dialogo che avevamo insieme quando lui era più piccolo? E che in questi ultimi anni abbiamo, purtroppo, smarrito? Mi moglie, durante la settimana, tenta di distoglierlo da internet, ma con scarsi risultati. Possibile che questi ragazzi debbano vivere incollati al computer? Cosa possiamo fare come genitori per non perderli?

Gianni T.

Risposta di Daniele Novara, pedagogista

Caro Gianni, è davvero una brutta sensazione quella che sta vivendo. Non penso sia solo per il computer. A 15 anni qualsiasi figlio cerca di staccarsi e andare per la sua strada senza tanti riguardi per i “poveri” genitori, sempre più visti come una specie di fardello dell’infanzia.  Si tratta di un bisogno legittimo e va rispettato. Più o meno tutti ci siamo passati. La vita fa il suo giro, fortunatamente. Ma lei non è preoccupato in generale, ma perché si chiude in camera col suo computer, quasi fosse fidanzato con questo magico video schermo, quasi fosse rapito, defraudato della vita reale.

In effetti le conoscenze che abbiamo oggi sulla dipendenza da videoschermi  sono piuttosto precise e preoccupanti. Specialmente la ricerca condotta dagli Psicologi della University of Pittsburgh – School of Medicine che ha seguito per 7 anni circa 4000 adolescenti scoprendo che i ragazzi sovraesposti ai media tecnologici sviluppano in una percentuale superiore alla media i sintomi legati alla depressione. Anche in Germania Manfred  Spitzer sta studiando il fenomeno rilevando che per molti bambini il tempo dedicato ai videoschermi è secondo solo al tempo dedicato al sonno e supera ormai il tempo della scuola. I videoschermi sottraggono tempo alle esperienze vitali di tipo sensoriale, come le relazioni sociali dirette, il confronto con gli ambienti naturali, l’utilizzo delle proprie competenze motorie, la perdita progressiva di importanti alfabetizzazioni quali la lettura. Cosa fare?

  1. Tutti concordano sulla necessità di impedire  che lo schermo sia collocato nella stanza dove dorme il figlio/a, per evitare eccessi di segretezza, fenomeni di insonnia e di  perdita di concentrazione scolastica. Meglio lasciare computer e tv in zone della casa di pubblico dominio.
  2. Concordare con i figli regole chiare nell’uso, sia come modalità che come tempi per evitare fenomeni di ridondanza e dipendenza.
  3. Come genitori, attrezzarsi sul piano della conoscenza digitale per evitare di subire le maggiori competenze dei cosiddetti nativi digitali, ossia dei più piccoli più esperti su queste nuove tecnologie.

L’ eccesso di schermi nella vita dei nostri ragazzi è un fenomeno nuovo per l’attuale generazione dei genitori. Una sfida da raccogliere per essere educatori che affrontano il loro ruolo con coraggio e fermezza.

Domanda numero 3 

 Caro direttore,

siamo due genitori molto giovani. Ci siamo spostati a vent’anni ed abbiamo due figli di 8 e 6 anni. Viviamo con un solo stipendio, siamo felici ma ogni mese dobbiamo fare i salti mortali per arrivare a pagare tutto. I nostri bambini si guardano intorno (scuola, tempo libero) e non possono non notare che tanti loro compagni hanno più di loro, come vestiti, scarpe, accessori, telefonini, svago, vacanze. Il maggiore di otto anni ultimamente, dopo l’ennesimo no, ha voluto farcelo notare e noi purtroppo non abbiamo trovato le parole adatte ad un bambino per spiegargli che la felicità non consiste solo nell’avere. Ci può aiutare con qualche consiglio?

Giulia e Mario P. 

 Risposta di Pierpaolo Triani, docente universitario dell’Università Cattolica

Gentili Giulia e Mario, ci sono temi che ad ogni età facciamo fatica a spiegare, perché il loro significato non riesce a stare dentro le semplici parole. Per rispondere a certe domande basti pensare al funzionamento, per rispondere ad altre basta il ragionamento, per altre ancora – quelle che ci toccano la vita in profondità – la strada è più lunga. Che la felicità non consista solo nell’avere è un valore antico che ci viene tramandato da tutte le culture, ma che facciamo fatica anche noi adulti, spesso, a riconoscere fino in fondo, in particolare oggi che la possibilità del possesso delle cose si è ampliato.

La questione che voi ponete, cari Giulia e Mario, con grande sensibilità educativa, riguarda dunque l’educazione di un valore; non in astratto però, bensì nel concreto della quotidianità. La parola chiave che dalla vostra lettera vorrei sottolineare è accompagnamento. E’ molto importante che i bambini si sentano accompagnati nelle loro fatiche (come quella di avere meno cose) attraverso una relazione che consenta loro di esprimere i propri bisogni, la propria frustrazioni; che permetta loro di sentirsi ascoltati. E’ a partire dall’accoglienza della fatica che il bambino vive che noi adulti possiamo mostrare la sostenibilità dei valori che proponiamo ed insieme la loro forza. E’ molto importante che si sentano accompagnati da una cerchia di amici dove sperimentare la gratuità del divertirsi e crescere insieme. E’ infine decisivo che voi stessi, in quanto genitori vi sentiate accompagnati! Non è sufficiente che, con tenacia e amore educhiate i vostri bambini alla sobrietà, se altri adulti non fanno altrettanto. Vi ringraziamo quindi per questa lettera che diventa un impegno per tutti noi.

29/03/2011 Posted by | Libri e articoli, Scuola | Lascia un commento

Come e quando lasciarlo dormire fuori?

Lo zainetto con pigiamino, spazzolino e dentifricio; sottobraccio il peluche preferito ed ecco che il cucciolo di casa è pronto per passare la notte da un amichetto. Un’abitudine da favorire? Risponde Daniele Novara, presidente del Centro psicopedagogico per la pace.

«Dormire fuori casa è un’avventura che offre al bambino la possibilità di “fare cucciolata” con i coetanei: un aspetto molto importante specie per i figli unici» spiega l’esperto. «Per cominciare, non ci sono regole. In genere, dopo i 2 anni si può provare a dormire dai nonni. Per fermarsi da un compagno, invece, è meglio aspettare i 4-5 anni».

«Vietato dire frasi come: “Se hai nostalgia, chiama, così ti veniamo a prendere“. Perché proiettano l’ansia di mamma e papà e non aiutano il bambino nelle sue prime prove di autonomia.  Anche telefonare all’ora della nanna è un errore: è il momento in cui prende sempre un po’ di nostalgia».

Meglio fare un saluto all’ora di cena. Il giorno dopo, il piccolo sarà felice di raccontare la sua avventura.

http://www.donnamoderna.com/mamme/Bambini/come-si-comincia-a-lasciarlo-dormire-fuori2

11/02/2011 Posted by | Libri e articoli | Lascia un commento

Un omaggio a Giovanni Bollea

“…quasi tutti hanno finalmente capito che il bambino impara meglio e più velocemente a prendere decisioni all’ombra del padre. Quindi, d’accordo, facciamone pure dei piccoli uomini, ma rispettiamo la biologia che ha fatto dell’uomo l’essere che proprio nell’infanzia è più bisognoso di quell’aiuto che cerca e chiede a chi lo circonda”G. Bollea, Le madri non sbagliano mai, Feltrinelli, Milano 2003, p. 23
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Domenica 6 febbraio 2011 è morto Giovanni Bollea. Medico, specializzato in malattie mentali e fondatore della moderna neuropsichiatria italiana, ha rivoluzionato completamente il concetto stesso di neuropsichiatria infantile introducendo anche in questo ambito la psicoanalisi, la psicoterapia di gruppo ed il lavoro d’equipe.Il Cpp deve molto a Bollea: in omaggio a questa grande figura riportiamo l’intervista Ridare la speranza, questo è il compito di noi terapeuti, in «Conflitti. Rivista italiana di ricerca e formazione psicopedagogica», anno 3, 2004, n.2.

08/02/2011 Posted by | Cpp, Libri e articoli | Lascia un commento

“Tutto la sua mamma!!”

Il tuo bambino è nato con una sua indole particolare, è venuto al mondo con un suo bagaglio genetico.

Cogliere l’indole del proprio figlio, per la mamma e il papà, è un aiuto molto grande nell’educazione del piccolo.

In questo articolo vengono elencate le principali indole dei bebè..dateci un’occhiata!!

Lasciate il vostro commento e vi invieremo subito l’articolo tratto da Donna Moderna.

18/01/2011 Posted by | Libri e articoli | 14 commenti

Le coccole della mamma sono preziose..come il latte.

“NON TENERLO SEMPRE IN BRACCIO, LO STAI VIZIANDO!”

Quante volte, mamme, vi siete sentiti dire questa frase? Eppure le coccole, soprattutto materne, sono una risorsa necessaria e fondamentale per la sana crescita del vostro bambino.

Il primo anno di vita dev’ essere di autentica devozione verso il neonato, dice il medico psicoanalista inglese Donald Winnicott.

Volete saperne di più? Volete dire la vostra? Lasciate un commento e vi invieremo subito l’articolo intero.

[articolo di Daniele Novara, tratto da Donna Moderna]

24/12/2010 Posted by | Libri e articoli | 14 commenti

Bambini in vacanza!!

Vacanze in vista, bambini in pista!! Ecco i consigli per cavarsela al meglio e trascorrere delle giornate serene..

Se siete interessati all’articolo intero (tratto da Donna Moderna) lasciate un commento e vi sarà subito inviato!!

23/12/2010 Posted by | Libri e articoli | , , , , | 7 commenti

Quali sono gli errori più comuni nell’educazione dei figli?

Le regole non sono uno strumento di punizione o costrizione, quanto uno spazio per una crescita autonoma, sana e libera.

Non è  però sempre facile farle rispettare e condividerle con i propri figli.

Facciamo un’analisi fenomenologica degli errori più comuni:

http://www.cppp.it/files/roccanovaragiugno2009.pdf

E VOI COSA NE DITE? Lasciate il vostro commento!!

[di Daniele Novara, Rocca 15/06/2009]

23/12/2010 Posted by | Libri e articoli | 7 commenti

Un augurio per Natale..DESIDERARE!!

Fino a pochi anni fa attendere il Natale o il compleanno era denso di emozione, perché il bambino aveva l’occasione di veder esauditi alcuni suoi desideri: il giocattolo, il libro, la bicicletta. Oggetti che avevano avuto il tempo di essere sognati dal bambino, che erano aspettati talvolta anche per mesi, se non addirittura per un anno intero. La componente dell’attesa creava una piccola frustrazione nel bambino, che veniva poi ampiamente ripagata dal ricevimento dell’oggetto tanto atteso. Aspettare, figurarsi i giochi con l’oggetto ambito, alimentare il desiderio. Il desiderare è una componente fondamentale per l’età evolutiva e non solo per quella. Il desiderio consente di superare il vuoto che viene vissuto come “mancanza” a cui segue poi la realizzazione del sogno con l’ottenimento di ciò che si è desiderato. E oggi come siamo messi? Nel rapporto del CENSIS uscito in questi giorni emerge un quadro italiano davvero deprimente. Il rapporto parla di una capacità di desiderare sempre più esangue”,senza forza, indebolito da una realtà socioeconomica:

 

– che da un lato ha appagato la maggior parte delle psicologie individuali attraverso una lunga

cavalcata di soddisfazione dei desideri covati per decenni se non per secoli (…);

– e che dall’altro è basata sul primato dell’offerta che garantisce il godimento di oggetti e di

relazioni mai desiderati, o almeno non abbastanza desiderati (bambini obbligati a godere giocattoli

mai chiesti; adulti coatti, più che desideranti, al sesto tipo di telefono cellulare,ecc.) (1)

 

Dunque più predisposizione ad avere, a consumare, ad acquisire, senza darsi il tempo per desiderare ciò che si vuole. Il rapporto mette in evidenza anche un altro aspetto: la soggettività, che un tempo era un elemento di vanto, è sfociata nella sregolatezza, nella mancanza di rispetto delle leggi, nella carenza di codici educativi adeguati. I bambini e le bambine si ritrovano ad avere cose che non volevano o che sono state in qualche modo loro indotte da eccessiva fruizione mediatica. Ma anche, direi, dall’incapacità genitoriale di sopportare la frustrazione di dire “aspetta, te lo prendo dopo”. Un’incapacità che si situa in quella difficoltà a stare dentro cornici con regole chiare.

 

Allora, che fare?

  • Anticipare i minimi desideri dei figli può rendere difficile lo sviluppo dell’identità infantile,meglio limitarsi ad ascoltare e non cedere alla tentazione di dare a larghe mani ancora prima che il bambino si esprima.
  • Quando le sue richieste non possono essere soddisfatte è fondamentale che l’adulto sappia gestire l’eventuale arrabbiatura che ne deriva, senza diventare a sua volta collerico.
  • Educare al desiderio significa saper gestire il conflitto, significa creare una narrazione attorno all’attesa, significa rispettare tempi e rispettare regole.

Una bella sfida da condividere con Babbo Natale!!

 di Paola Cosolo Marangon

conflitti@cppp.it

22/12/2010 Posted by | Libri e articoli | , , , , , , | Lascia un commento

A Natale..meno giocattoli, più avventura!!

Non sarà la crisi a fermare la rincorsa dei bambini a S. Lucia, a Babbo Natale, alla Befana, ai Re Magi, ossia a tutte le figure che resistono nell’immaginario infantile come portatori  dei tanti doni di questo periodo. Più che la crisi dovrebbe essere il buon senso educativo a stabilire comunque dei confini all’eccesso di consumismo che circonda queste figure un tempo dispensatrici di pochi ed essenziali giocattoli che duravano praticamente tutto l’anno. Oggi semplicemente una tappa di uno dei molteplici momenti di cui godono i bambini nella prolungata richiesta di giochi, oggetti, video programmi e quant’altro possa soccorrere la mancanza di naturalezza, spontaneità e socializzazione creativa delle nostre ultime generazioni.

Un appello allora si rende necessario: evitare lo spreco, evitare il soffocamento consumistico, favorire una modalità educativa di vivere questo periodo. Niente moralismi, ma una sana sobrietà, una giusta essenzialità, per regalare ai bambini non tanto la proiezione dei nostri sensi di colpa, quanto la possibilità davvero di vivere nuove esperienze.

Non tutti i giocattoli hanno lo stesso sapore di avventura. Ci sono addirittura quelli che giocano da soli, trasformando il bambino in un puro e semplice spettatore. Ci sono quelli solo per gli occhi e un dito o due della mano. Qualcosa che ha a che fare con la dipendenza da video, che non lascia spazio per un’attività diretta, per un’esperienza vitale, per una scoperta che non guardare dentro uno schermo più o meno piatto.

Non è più tempo di contrapporre i giocattoli poveri ai giocattoli ricchi ma di scegliere giocattoli che consentano due esperienze fondamentali. La prima è  la socialità, l’esperienza dello stare insieme, del confrontarsi, del raccogliere gli amici per giocare. La seconda è la scoperta delle risorse personali, per divertirsi sfidando le proprie capacità, mettendosi in gioco nel gioco.

Insomma giocattoli per bambini e non bambini per giocattoli. Per un’infanzia i cui tempi vengono sempre più dettati dagli adulti e dal marketing, Natale potrà essere un’opportunità creativa e  avventurosa piuttosto che una tentazione di consumo nell’ennesimo giro al supermercato.

di Daniele Novara    [ daniele.novara@cppp.it ]

BUON GIOCO A TUTTI I BAMBINI!!

12/12/2010 Posted by | Libri e articoli | 2 commenti

Litigare per crescere – proposte per la prima infanzia

LITIGARE PER CRESCERE
PROPOSTE PER LA PRIMA INFANZIA
Centro Studi Erickson, Trento, 2010

Il libro propone un percorso di educazione alle relazioni, al conflitto e all’autonomia per bambini del nido d’infanzia e della scuola dell’infanzia. Le attività partono dall’esperienza diretta dell’autore e toccano diverse tematiche: lo sviluppo di una sana
socialità, la capacità di gestione del con itto, la relazione di gruppo, l’ambiente, il gioco, l’interculturalità. Il libro è diviso in due parti: un’introduzione teorica e una parte operativa, che propone attività pratiche (dal gioco alla gestione della rabbia, dalla narrazione alla psicomotricità, dalla strutturazione dell’ambiente educativo all’intercultura).

CONTENUTI
• Imparare nelle relazioni: Il diritto dei bambini ai conflitti – Educare oggi alla cittadinanza e alla vita sociale – La gestione dei litigi tra bambini senza colpevoli – Il gruppo spontaneo per una creativa maturazione sociale – Un ambiente che rispetti il bambino – Dal controllo alla maieutica: una nuova prospettiva educativa

• Attivare esperienze e competenze personali: Ambienti e rituali (L’ambiente a servizio dello sviluppo; Il cestino della rabbia; Per una pedagogia dell’esperienza: una notte a scuola; Il cassetto delle tracce) – Giochi e movimento (Fra cooperazione e conflitti, giochi per crescere; Giocare nella natura e con la natura; Laboratori creativi con materiali di recupero; incontrarsi, scontrarsi, giocare, imparare: un laboratorio di espressività motoria) – Intercultura e narrazione (Scuola dell’infanzia e intercultura; Storie, fiabe e racconti: narrare ai bambini e alle bambine)

IL CURATORE
Daniele Novara, pedagogista, consulente e formatore, dirige dal 1989 il Centro Psicopedagogico per la Pace e la gestione dei conflitti (CPP) di Piacenza.

15/11/2010 Posted by | Libri e articoli | 1 commento

La Rivista Conflitti

 RIVISTA ITALIANA DI RICERCA E FORMAZIONE PSICOPEDAGOGICA

  La rivista mira a garantire visibilità alle componenti educative dei fenomeni sociali, rafforzando la capacità  di lettura pedagogica degli eventi. Valorizza i conflitti come componenti insostituibili dell´apprendimento, aiuta i lettori ad affrontare con competenza le situazioni di complessità in cui ci troviamo a vivere, segnala le nuove tendenze in corso attraverso inchieste specifiche.
È rivolta a: insegnanti,formatori, genitori, psicologi, pedagogisti, animatori e responsabili organizzativi.
Ogni tre mesi vi aspettano approfondimenti, dossier, interviste, inchieste, ricerche e recensioni.

Caporedattrice: Paola Cosolo Marangon [conflitti@cppp.it]

Per maggiori informazioni e per averne un assaggio: http://www.cppp.it/ultimi_numeri.html

01/10/2010 Posted by | Cpp, Libri e articoli | , , , , , , , , , , , | 2 commenti

un libro “Dalla parte dei genitori”

“DALLA PARTE DEI GENITORI. Strumenti per vivere bene il proprio ruolo educativo” Franco Angeli, LeComete, Milano, 2009

La lunga esperienza di consulente pedagogico ha fatto si che Daniele Novara potesse concepire un libro interessantissimo e di grande utilità per il mondo dell’educazione. Espressamente rivolto ai genitori, questo volume affronta le tematiche specifiche dell’emergenza educativa che stiamo vivendo in questi ultimi anni.
Con taglio deciso e linguaggio comprensibile ai più, Daniele Novara aiuta il genitore ad entrare in un’analisi interessante riguardante i grandi temi dell’educazione quali le malattie dell’educazione, la trasformazione del ruolo genitoriale, il ruolo paterno, le nuove sfide date dalla conflittualità. Il libro, oltre all’analisi, contiene parecchie piste operative, per aiutare a riflettere sulle buone pratiche in educazione. E’ un libro positivo, che tiene conto del desiderio di mettersi in gioco da parte della nuova generazione di genitori, che sostiene le buone relazioni e fornisce strumenti utili nella quotidianità. Non un trattato dove si colpevolizzano modalità ed errori ma una serie di prassi che aiutano a vivere bene il proprio ruolo.
Molto interessante la parte dedicata alle regole e ai rituali e la riflessione profonda sul conflitto necessario, quale palestra di vita, per concepire la perturbazione come risorsa e non minaccia relazionale.

29/09/2010 Posted by | Libri e articoli | , , | Lascia un commento